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La procura di Palermo fa ricorso in Cassazione contro l'assoluzione con formula piena. La difesa: "La tesi accusatoria è già stata bocciata anche nel merito"

La Procura di Palermo ricorre contro l'assoluzione in primo grado del ministro Matteo Salvini nel processo Open Arms. E lo fa direttamente in Cassazione, "saltando" l'appello. Una mossa irrituale che sottende la convinzione e la determinazione dei pm nel ritenere che si tratti di una "questione di diritto", e non di ricostruzione dei fatti, ormai "accertati". Che dunque non siano state applicate correttamente le norme di legge.

Si rivolgono così alla Suprema Corte contro la sentenza con cui a dicembre i colleghi del Tribunale di Palermo avevano ritenuto Salvini non colpevole di sequestro di persona e di rifiuto di atti d'ufficio, perché "il fatto non sussiste", nella vicenda dell'agosto del 2019, quando da ministro dell'interno negò il porto di sbarco alla ong spagnola Open Arms, che aveva a bordo 177 migranti, rimasti per giorni in attesa di scendere. I pm avevano chiesto per lui sei anni di reclusione, perché Salvini avrebbe privato i naufraghi della loro libertà personale "senza alcuna apprezzabile ragione". La "ragione" fatta valere in aula dal ministro e dal suo legale Giulia Bongiorno era invece che la nave ong batteva bandiera spagnola, che il soccorso era avvenuto in acque maltesi, e che per questi motivi il Paese di competenza non era l'Italia. Non solo, avevano ricordato che c'era in atto un braccio di ferro politico in Europa per ridurre la pressione migratoria e ottenere una presa in carico dei migranti anche da parte degli altri Stati membri. I magistrati dell'accusa avevano però insistito sulla violazione delle convenzioni internazionali e sull'obbligo di concedere un porto di sbarco. Non secondo il collegio che ha assolto Salvini. Per questo ora nel loro ricorso il procuratore Maurizio de Lucia, l'aggiunto Marzia Sabella e il sostituto Giorgia Righi, sostengono che quella sentenza sia "manifestamente viziata per l'inosservanza di quella serie di norme integratrici, quali quelle sulla libertà personale e le Convenzioni sottoscritte dall'Italia". Fonti della difesa di Salvini fanno notare però che: "È erroneo e fuorviante sostenere che la sentenza di assoluzione si sia limitata a esprimere considerazioni in diritto. La tesi accusatoria è stata bocciata anche nel merito: è stato escluso che i minori siano sbarcati con ritardo e che il divieto d'ingresso nelle acque nazionali costituisse un'ipotesi di respingimento di rifugiati; è stato riconosciuto che il Comandante della Open Arms abbia agito in modo discutibile trattenendosi, per giorni, al largo delle coste italiane, confidando in un'improbabile evoluzione favorevole della vicenda, anziché esperire le altre valide soluzioni disponibili. È legittima ogni scelta processuale, ma il contenuto della sentenza non può essere minimizzato o ignorato".