Nel 2017 le “enoteche con cucina”, eredi delle “vinerie” che però servivano pochi vini e troppi crostoni, erano un fenomeno che iniziava a diffondersi in città e che, negli anni successivi avrebbe infestato di poca originalità il panorama della ristorazione di media fascia torinese, così come quel gioco di parole “di vino — divino” che ci provoca pomfi sulla pelle come l’allergia alle arachidi. Il successo di Luogo Divino, quasi una decade dopo, è certificato dal fatto che persino il nome non è più irritante, si legge senza fastidio, come una circostanza acquisita e familiare, con lo stesso meccanismo mentale che non ti fa più interrogare sul perché il ristorante di Bottura si chiami Osteria, per di più Francescana. Il successo nel posto nel cuore dei torinesi è meritato, frutto della passione di Diego Dequigiovanni per il vino e della sua lucida strategia imprenditoriale che lo ha portato a scegliere un luogo adatto, arredarlo bene e riempirlo di buoni contenuti. Da qualche mese, sì è chiuso il sodalizio con lo chef storico del locale, Remo Girardi, ed è iniziata una nuova avventura con Diego Sala Silva, brasiliano come l’altro Diego, arrivato in città dopo qualche esperienza in giro per il mondo e a San Paolo dove ha lavorato come stagista al Dom di Alex Atala e poi all’Attimo con Jefferson Rueda di Casa do Porco. Ma non è per sciorinare frequentazioni d’altra gastronomia che si ricorda il curriculum, quanto perché il suo essere forestiero in una landa di agnolotti regala uno spirito di internazionalità, amplificato da un servizio che parla con accenti di mezzo mondo. Il menu è piemontese molto alla lontana per gli ingredienti (acciughe, fassone, risotto) ma poi le ricette prendono strade inaspettate, affumicature leggere (proprie le acciughe con la salsa verde, o i pomodori con crea di basilico e cialda di mais), sapori orientali (nella melanzana con arachidi — non è vero che siamo allergici — e alga nori), fresche piccantezze (nelle mezze maniche, melanzane, olive, pomodori e fili di peperoncino). La carta dei vini è un baluardo di scelte originali. Si spendono 45/50 euro.