Milano è la città dell’abbondanza. Ci sono i danee, i migliori negozi, le Investment Bank e gli studi legali dove si parla solo globish (e anche cinese), le migliori Università d’Italia sempre più internazionalizzate (senza studentati), un ottimo Terzo settore, la Scala, la moda, il lusso e lo stile (non solo design), il Milan e l’Inter (non più meneghine e un po’ sparagnine: vedasi la voce stadio Meazza), l’editoria, le multinazionali della conoscenza ipertecnologica e del settore biomedicale e farmaceutico. È, quindi, città aperta, ipermoderna e di frontiera, ma anche deserto di individui (pensiamo al fenomeno dei neet).
Milano e le sfide del futuro: energia e forza rimangono, ma ora la politica si riprenda il timone della città
Milano è più simile a Manhattan che alle metropoli europee: caduta molte volte è sempre pronta a rialzarsi. Da qui al 2027 la politica rispolveri il suo senso di responsabilità











