Milano è la città dell’abbondanza. Ci sono i danee, i migliori negozi, le Investment Bank e gli studi legali dove si parla solo globish (e anche cinese), le migliori Università d’Italia sempre più internazionalizzate (senza studentati), un ottimo Terzo settore, la Scala, la moda, il lusso e lo stile (non solo design), il Milan e l’Inter (non più meneghine e un po’ sparagnine: vedasi la voce stadio Meazza), l’editoria, le multinazionali della conoscenza ipertecnologica e del settore biomedicale e farmaceutico. È, quindi, città aperta, ipermoderna e di frontiera, ma anche deserto di individui (pensiamo al fenomeno dei neet).