Milano è alla ribalta delle cronache, e non in maniera lusinghiera. Per questo, e anche alla luce del momento turbolento che l’economia italiana ed europea stanno attraversando, sentiamo l’esigenza – nel profondo rispetto di ruoli ed istituzioni – di rappresentare un’idea netta: difendere il tessuto produttivo e la reputazione internazionale di una città che negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo rapido e competitivo eguagliando o superando alcune capitali internazionali. Il capoluogo lombardo ha rafforzato il suo ruolo di motore dell’economia italiana e polo strategico per l’Europa. Milano deve continuare ad esercitare questa posizione, facendo leva su un tessuto imprenditoriale solido composto da oltre 7mila imprese associate ad Assolombarda e pienamente connesso con la filiera nazionale di Confindustria, una rete che guida e sostiene la crescita del Paese.
Oggi, però, quanto sta accadendo al settore dell’urbanistica rischia di avere ricadute gravi sull’economia cittadina e, allargando lo sguardo, sull’attrattività degli investimenti in Italia. Milano è il principale polo per gli investimenti immobiliari commerciali e, solo nel primo semestre del 2025, ha attratto oltre 1,6 miliardi di euro, pari a circa il 30% del totale nazionale, competendo con realtà come Amsterdam e Barcellona. Va ricordato, inoltre, che ci troviamo a pochi mesi dalle Olimpiadi invernali, una rassegna dove la città sarà sotto i riflettori del mondo intero e che sarà un’occasione per imprimere nuovo slancio, che non possiamo mancare.








