La soggettiva è una delle scelte tecniche più affascinanti dell’intera storia del cinema: lo sa bene Steven Soderbergh che ha deciso di utilizzarla integralmente in “Presence”, una delle novità più importanti del weekend in sala, portandoci a seguire tutto il film attraverso il punto di vista di… un fantasma.
Ambientato in una grande abitazione residenziale americana, il film racconta dell’arrivo nella casa della famiglia Payne, alla ricerca di un nuovo inizio dopo un tragico evento che ha segnato profondamente la figlia minore Chloe. Presto però cominciano a verificarsi eventi sinistri e inspiegabili: la ragazza è la prima ad avvertire una presenza inquietante nella sua camera, ma le sue parole vengono inizialmente ignorate. Col passare dei giorni, però, strani rumori, movimenti impercettibili e oggetti fuori posto diventano sempre più frequenti, minando la serenità della famiglia e alimentando tensioni latenti.
I nuovi ospiti si convincono che la casa sia abitata da una forza maligna, qualcosa che era già lì prima del loro arrivo.
La trama può ricordare quella di tantissimi altri lungometraggi horror del passato, ma la grande originalità sta proprio nel fatto che la storia non è raccontata dal punto di vista degli esseri umani, ma da quello della misteriosa entità che li osserva e li influenza in silenzio, con pazienza inquietante.








