DA VEDERE. A un paio di mesi di distanza dall’eccellente spy story “Black Bag”, ecco nelle sale l’ennesima conferma del talento di Steven Soderbergh: s’intitola “Presence”, è un thriller psicologico girato con la consueta maestria dall’eclettico autore, fra gli altri, di “Traffic” e di “Ocean’s eleven” sulla base della poderosa sceneggiatura firmata dal quotato David Koepp. La storia è interamente ambientata nell’inquietante villetta della provincia americana dove va ad abitare la famiglia Payne, in particolare strani fenomeni si manifestano nella stanza della giovane Chloe. Ottantacinque minuti efficaci, dove nulla è lasciato al caso, bravi gli attori a cominciare dalla protagonista, l’emergente Callina Liang.

DA EVITARE. Fra i film più anomali della stagione si colloca “Afrodite”, lungometraggio che richiama la pellicola americana “Trappola in fondo al mare” ma ne è assai inferiore come spettacolarità. In questo caso teatro del bizzarro racconto è il mare della Sicilia, nel cui fondale si trova il relitto di una nave risalente alla seconda guerra mondiale con a bordo un misterioso carico di cui la mafia locale vuole entrare in possesso. Per recuperarlo viene assoldata Ludovica, esperta subacquea piena di debiti e costretta quindi ad accettare la proposta: con lei la giovane Sabrina, di cui s’invaghirà, e il malavitoso Rocco. Interessante come un documentario che ritrae un semaforo, il film ricostruisce – si legge nella presentazione – una vicenda realmente accaduta nella Sicilia del 1993. Le non memorabili protagoniste sono Ambra Angiolini e Giulia Michelini, nel ristretto cast viene citata anche Consuelo Paola Tavernati nel ruolo della modella del telefono erotico di Tele Sicilia di cui nel film è assiduo telespettatore l’improbabile Rocco. Non alzano la qualità del film, infine, gli imbarazzanti flashback sul passato di Ludovica. “Afrodite” dura soltanto 95 minuti ma i percepiti sono almeno 150.