DA VEDERE. Adrenalinico, imprevedibile, bizzarro: “Una scomoda circostanza” conferma il talento dell’eclettico Darren Aronofski, regista degli acclamati “Il cigno nero” e “The Whale”. La rocambolesca storia che porta sugli schermi è ambientata nel 1998 a New York e ritrae le vicissitudini di Henry, ex promessa del baseball ora barista in un locale frequentato da personaggi curiosi, la cui vita improvvisamente si complica quando il vicino di casa punk gli affida il gatto. Sarà l’inizio di un incubo dato che verrà braccato dalla malavita e indagato dalla polizia. Bravissimo il protagonista Austin Butler, fascinosa Zoe Kravitz, dialoghi effervescenti, ambientazione e fotografia eccellenti.

DA EVITARE. Che fosse inimitabile la pellicola di fine anni Ottanta “La guerra dei Roses” con Kathleen Turner e Michael Douglas era pressochè scontato ma il cinema inglese ha voluto a tutti i costi rifarla attualizzandola: ne è scaturito un brutto film quale è “I Roses” nonostante due protagonisti in gran forma, Oliivia Colman e Benedict Cumberbatch. Sul mediocre esito finale ha influito la scelta inopinata di affidare la regia allo statunitense Jay Roach, il cineasta delle serie “Ti presento i miei” e “Austin Powers”, in pratica come mettere il Gabibbo a dirigere “Il concerto di Capodanno” di Vienna o collocare il notoriamente pacato allenatore della nostra nazionale di basket Gianmarco Pozzecco alla conduzione di “Elisir” su Raitre. Il conflitto senza esclusione di colpi tra Ivy Rose e Theo procede per 106 minuti - percepiti 150 - tra volgarità e situazioni da commedia demenziale.