Europa, l’unica via d’uscita è dentro di noi. Se gli americani alzano dazi e i cinesi inondano di surplus, forse è il caso di guardare altrove. Anzi: di guardarci allo specchio. Perché mentre corriamo con la lingua penzoloni dietro a partner sempre più impegnativi, continuiamo a ignorare che la più grande zavorra per la crescita europea non viene da fuori, ma da dentro. E no, non è una metafora filosofica. È un dato politico ed economico brutale: il principale ostacolo allo sviluppo dell’Europa sono le sue barriere interne. O, per dirla senza giri di parole, i nostri “dazi domestici”. Quello che sta accadendo tra l’Atlantico e il Pacifico ha il valore di una lezione non richiesta – eppure urgente.
Con Washington forse riusciremo a strappare un “biglietto d’ingresso” per i nostri prodotti con una tariffa calmierata del 15%. Ma il dollaro debole aggiunge un bel colpo al margine competitivo: a conti fatti, l’export europeo costa il 30% in più rispetto all’inizio dell’anno. Dall’altra parte del globo, con Pechino la situazione è tutt’altro che rosea: la Cina sta tentando di risolvere il proprio eccesso di capacità produttiva riversandolo direttamente sulle sponde del Vecchio Continente. Non esattamente un gesto d’amore. Morale? Pensare che la nostra salvezza verrà da fuori è pura illusione. È tempo di riscoprire una parola dimenticata: autodeterminazione.








