L'aveva detto Mario Draghi, l'ha ripetuto ieri Giorgia Meloni all'assemblea di Confindustria: l'Europa deve eliminare i «dazi interni», barriere commerciali tra Stato e Stato che fanno più danni delle tariffe di Donald Trump. C'è un «però». Draghi, a febbraio, aveva spiegato che «le barriere interne sono un retaggio di tempi in cui lo Stato nazionale era la cornice naturale per l'azione. Ma ora è chiaro che agire in questo modo non ha portato né benessere agli europei, né finanze pubbliche sane, né tantomeno autonomia nazionale, che è minacciata dalle pressioni dall'estero». Insomma, Bruxelles ci avrà anche messo del suo, con il proverbiale carico di burocrazia e regole (in parte, però, inevitabili se si vuole avere un mercato unico con pari accesso per tutti i membri). Ma quei «dazi interni» sono soprattutto il frutto della più o meno giustificata protezione di aziende, settori e mercati nazionali da parte dei singoli governi.