Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
22 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 21:07
“Molte le aree in cui l’Europa sta perdendo terreno e dove più urgenti sono le riforme, ma dal ‘Rapporto sulla Competitività’ emerge come occorre utilizzare appieno la dimensione europea lungo due direzioni: la prima è quella del mercato interno, l’altra è quella tecnologica”. Così Mario Draghi, durante il suo intervento dal palco del Meeting di Comunione e Liberazione, in corso a Rimini. Per l’ex numero uno della Bce ed ex presidente del Consiglio italiano vanno limitati i dazi interni al mercato unico europeo. “Il Fondo Monetario Internazionale calcola che se le nostre barriere interne fossero ridotte a livello di quelle prevalenti negli Stati Uniti, la produttività del lavoro nell’Unione Europea “crescerebbe di circa il 7% dopo sette anni, oggi è al massimo il 2%”. Poi Draghi aggiunge che “gli Stati europei si accingono ad una gigantesca impresa militare con 2 trilioni di euro, di cui un quarto in Germania, di spese addizionali nella difesa pianificate tra oggi e il 2031 eppure – sottolinea – abbiamo delle barriere interne che sono equivalenti ad una tariffa del 64% sui macchinari e del 95% sui metalli”. Il risultato, segnala Draghi, “sono maggiori costi e tempi più lenti per gare e ricorsi a fornitori al di fuori dell’Unione Europea”. Per contrastare i dazi interni agli Stati europei, Draghi rilancia la proposta del “28esimo regime”. Proposta che “la Commissione Europea ha promesso avrebbe presentato prima della fine di quest’anno e che consiste – illustra – nell’avere un regime giuridico uguale in tutto il territorio dell’Unione Europea per le piccole imprese senza dover aprire filiali in tutti i Paesi”.












