Le iniziative di Trump hanno portato alla ribalta i cosiddetti “dazi interni” all’Unione europea (Ue), menzionati da Draghi sulla base di uno studio del Fondo monetario internazionale. Intervenendo all’Assemblea di Confindustria, la Presidente italiana del Consiglio ha sostenuto che le istituzioni europee dovrebbero ridurre tali dazi per compensare l’impatto di quelli statunitensi. Come già chiarito da vari commentatori, i “dazi interni” sono però soprattutto imputabili agli ostacoli imposti al funzionamento del mercato unico europeo da politiche nazionali difformi rispetto alle regole comunitarie. Gli esempi, tradottisi in numerose procedure di infrazione a carico degli stati membri, sono molteplici. Basti ricordare che l’Italia ha ben 65 casi pendenti.
Se la rimozione dei “dazi interni” è principalmente responsabilità dei governi, diverso è il tema della semplificazione delle regole, che è uno dei cardini dei Rapporti di Draghi e di Letta e che è ripreso nella “Bussola per la competitività” elaborata dalla Commissione. Quest’ultima ha lanciato, nelle scorse settimane, i “Pacchetti Omnibus” per la semplificazione e ne ha ribadito i contenuti nella Comunicazione sul Mercato unico. Al di là di un giudizio di merito che richiederebbe ulteriori approfondimenti data la complessità della materia, tali proposte mirano a semplificare l’attività di impresa. Il tema è cruciale in vista dell’inevitabile cambiamento dell’obsoleto modello produttivo della Ue e della connessa necessità di rafforzare le piccole e piccolo-medie imprese efficienti operanti nell’area. È peraltro cruciale salvaguardare il principio che un’efficace regolamentazione non è tanto un costo economico-sociale quanto un fattore di vantaggio comparato nella competizione internazionale.






