Il problema dell’Unione Europea è anzitutto percettivo: vive e agisce (verbo che è più che altro un auspicio ottimistico) in un altro spazio-tempo. C’è l’accelerazione della Storia nel suo accadere, e poi c’è la coazione a ripetere dell’Eurocrazia, gli stessi riti, le stesse parole d’ordine, la stessa, ormai irreversibile, marginalità. La giornata di ieri, da questo punto di vista, è stata straniante, quasi il trionfo della relatività einsteiniana.
Poiché come sempre il miglior commento è nella notizia, riportiamo a titolo di esempio l’incipit di un’agenzia della sera che pareva una burla: “Dopo settimane di confronto, Bruxelles è al lavoro per definire gli ultimi dettagli del piano Accelerate Eu, atteso per il 22 aprile. Contiene una serie di misure per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente”. Mentre lorsignori si confrontavano, definivano, limavano, cesellavano nei loro uffici, là fuori, in quella fastidiosa appendice della Commissione che è la realtà, si materializzava il game-changer. La riapertura dello Stretto di Hormuz, la rimozione della macro-causa della “crisi energetica” su cui si scambiavano disegnini da settimane, la sparigliata trumpiana che può essere pazzotica ma sicuramente è diplomazia attraverso la forza, mentre il loro è un costante, autoriferito esercizio di debolezza.






