La chiave di volta è nella “flessibilità” con cui accompagnare l’aumento al 5% del Pil in dieci anni delle spese per la difesa e nella loro ripartizione. Pur con questi “addendi” che fanno parte della trattativa in vista del vertice Nato, quale impatto potrà avere per l’Italia un incremento così massiccio degli stanziamenti per la difesa?

Verso il 5%

In dieci anni si passerebbe dagli attuali 45 miliardi (pari a circa il 2% del Pil) di cui 35 miliardi in difesa e 10 in sicurezza, a 145 miliardi (100 miliardi in difesa e 45 in sicurezza). Stando alle stime dell’Osservatorio sulle spese militari Milex, si tratta di 100 miliardi in più rispetto alla spesa attuale con aumenti annui di 9-10 miliardi (6-7 miliardi in difesa e 3-4 miliardi in sicurezza). Un impegno non da poco, se si considera che per raggiungere il 2% è stato necessario conteggiare anche le spese correnti in ambito cyber, spazio, telecomunicazioni, mobilità militare e quelle per altri corpi militari come Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Il “cammino” verso questo obiettivo comporterebbe una spesa militare decennale superiore di almeno 400 miliardi a quella che ci sarebbe mantenendo fermo il parametro del 2%.

Dove reperire le risorse?