BRUXELLES – A quanto salirà la spesa militare dei paesi Nato? Al 5,0% del prodotto interno lordo, come si vocifera? E con quali modalità? La decisione giungerà nel vertice della settimana prossima a L’Aja. Nel frattempo, da due anni l’organizzazione militare ha lanciato un programma di collaborazione con l’industria. L’obiettivo è di sfruttare i nuovi investimenti in difesa per facilitare l’innovazione nel campo dei prodotti a doppio uso, civile e militare, e moltiplicare le ricadute anche economiche.

Il programma DIANA (l’acronimo in inglese sta per Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) fu annunciato ufficialmente nel 2023 in occasione di un vertice dell’Alleanza atlantica a Madrid.

Analista dell’Istituto Affari Internazionali a Roma, Alessandro Marrone è cauto: «Il progetto DIANA deve fare i conti con la frammentazione tra i Paesi membri della Nato, un’organizzazione peraltro che non fa politica industriale tecnologica. Difficile quindi che il programma possa rivelarsi un cambio di paradigma (…) Certo è una opportunità per le piccole imprese che possono accedere ai vari centri di test, tra gli altri il Polo nazionale della Dimensione subacquea, a La Spezia».

La trafila per godere pienamente di DIANA prevede una serie di tappe.