Un attacco nel cuore della notte. Poco prima delle 2 del mattino, ora italiana, gli Stati Uniti hanno annunciato l'attacco ai siti nucleari iraniani. Un'azione attesa da giorni e non esente da reazioni. A condannare l'intervento di Donald Trump, sia Russia che Cina. Attraverso un comunicato ufficiale, il ministero degli Esteri cinese ha espresso una dura condanna parlando di una "mossa degli Stati Uniti che viola gravemente gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale e aggrava le tensioni in Medio Oriente". Non di diverso tenore il messaggio arrivato da Mosca. Il Cremlino punta il dito direttamente contro Washington, affermando che "il rischio di un'escalation del conflitto in Medio Oriente, già travolto da molteplici crisi, è aumentato in modo significativo".

Nonostante la ribalta se la sia presa quasi interamente l'impianto nucleare iraniano di Fordow, per gli Stati Uniti l'attacco più complesso è stato in realtà quello contro la base di Isfahan. Il motivo? Per colpirla infatti è stato necessario affidarsi esclusivamente ai missili Tomahawk, razzi da crociera a lungo raggio, utilizzati principalmente dalla Marina degli Stati Uniti e da alcune forze armate alleate, per colpire obiettivi terrestri con alta precisione. Si tratti di armi progettate per essere lanciate da navi, sottomarini e solo in alcuni casi anche da batterie terrestri. Motivo per cui gli Usa si sono dovuti affidare alle forze navali e, secondo quanto emerge, il lancio sarebbe partito da un sottomarino nucleare di classe Ohio convertito.