«Un bambino che sbaglia non va rimproverato. Si va a scuola per imparare, ma come si fa a imparare se non si fanno degli errori? E' incredibile che nel Paese di Maria Montessori ci sia ancora tanta ignoranza pedagogica». Daniele Novara, pedagogista e scrittore, non vuole entrare nel merito della vicenda della maestra di Treviso che ha perso le staffe con un suo alunno per un compito pieno di errori ortografici, ma ci tiene almeno a ribadire alcuni principi pedagogici di base che sembrano essere oggetto di una specie di rimozione collettiva.

Ogni volta che capita un «incidente" a scuola, su Internet ma anche sui giornali si scatena una specie di guerra fra opposte tifoserie: chi accusa la nostra scuola di essere troppo passatista e punitiva nei confronti degli alunni, chi invece la ritiene troppo lassista.

«E qui c'è un primo equivoco. Se la scuola italiana oggi è una scuola per pigri - e lo è - non è perché è troppo moderna, ma al contrario perché è ancora basata sul vecchio modello della lezione frontale, che fa lavorare soprattutto gli insegnanti, mentre gli alunni possono tranquillamente mettersi in modalità "sguardo catatonico". Non è vero che la scuola tradizionale, nozionistica, è più esigente. Semmai è molto ripetitiva e prevedibile: basta mandare tutto a memoria. Se c'è una scuola, invece, in cui gli alunni non smettono mai di lavorare è quella montessoriana, incentrata sui laboratori e sulla ricerca attiva».