L'umanità sta scivolando in una progressiva disumanizzazione. Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale erodono il libero arbitrio e favoriscono l'ascesa di autoritarismi digitali. Le democrazie sono in crisi d'identità e la riflessione su loro stesse è guidata da algoritmi che cancellano il diverso. Sono I temi fondanti di Intimità senza contatto, romanzo distopico della scrittrice taiwanese Lin Hsin-hui, pubblicato in italiano da add editore. Ma sembrano pericolosamente vicini alla nostra realtà.
Nel suo romanzo una grande intelligenza artificiale centralizzata conclude che il contatto fisico è causa del turbamento emotivo. E le emozioni sono un virus che si trasmette attraverso quel contatto. Quanto c'è di reale di tutto questo nel mondo di oggi?
«Ho iniziato a scrivere il mio romanzo Intimità senza contatto prima della pandemia, con l'idea di esplorare l'ambiguità tra l'umano e il non umano. Ma la pandemia mi ha portato a riflettere su che cosa significhi il contatto fisico. Abbiamo neuroni che elaborano solo le informazioni legate al tatto, ma la quarantena ci ha privato di qualsiasi forma di contatto. Non solo quello intimo, ma anche quello sociale di cui magari un tempo non ci accorgevamo, come una stretta di mano o una persona che ti sfiora sull'autobus. Sono le informazioni tattili che ci fanno capire, o meglio sentire, che siamo in un ambiente sociale composto da altri esseri umani. E questo ci fa sentire al sicuro. La pandemia ci ha dato un senso di insicurezza che è difficile da cancellare. Da lì ho cominciato a pensare: come sarebbe il mondo se qualsiasi forma di contatto fosse severamente vietata in modo permanente?».








