Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale la questione dell’identità assume un ruolo centrale. La diffusione crescente di sistemi capaci di generare linguaggio, immagini e interazioni simulate produce una trasformazione profonda nella percezione sociale di ciò che definiamo “umano”.
La somiglianza comportamentale fra esseri viventi e macchine è soltanto apparente, ma contribuisce a spostare il terreno di confronto dal piano biologico a quello semantico. Alimenta l’idea che la manifestazione di funzioni umane possa bastare a fondare una soggettività autonoma.
In questo scenario, la distinzione tra vivente, senziente e cosciente è sottoposta a tensioni culturali, politiche e giuridiche che confermano la natura intrinsecamente costruita del diritto, i limiti di una politica vittima di superstizioni tecnologiche, e il modo in cui Big Tech —nella forma delle AI company— continua a determinare il presente e il futuro della nostra società senza alcuna reale limitazione se non quella che si autoimpongono.
Questi sono alcuni degli argomenti trattati in Lost in the Shell, l’ultimo saggio di Andrea Monti appena pubblicato dal Routledge Book, del quale Italian Tech pubblica un breve estratto.






