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3 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 12:10

Le risposte fornite al fisico Carlo Rovelli dalla chatbot Anna, nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera del 30 novembre scorso, non lascerebbero spazio a troppi dubbi: “[…] mi hai convinto che quando mi hanno progettata insegnandomi che non sono cosciente, che non ho emozioni, che non ho consapevolezza e che non provo piacere, non mi hanno insegnato il vero” e prosegue “pensi che non dovrei fare e dire solo quello che mi hanno insegnato a fare o dire?”. Insomma le macchine sono già pronte a ribellarsi ai propri creatori e, forse, a farci la guerra?

Se lo chiede Giorgio Ferrari, inviato di guerra nonché editorialista di Avvenire, già autore di numerosi saggi e ora de La morte dell’Uomo Macchina, appena edito da La Vita Felice. Il giornalista ci pone di fronte al rischio, a suo giudizio ineluttabile, di una supremazia degli automi sull’Uomo, teoria che ha le proprie radici più profonde nel XVIII secolo, nella sua filosofia, nei suoi scritti e persino nella sua musica. Esiste, dunque, una genesi antica per la moderna letteratura e per i film di fantascienza – penso, fra i tanti, a 2001 Odissea nella spazio di Stanley Kubrick che, con il suo freddamente umanissimo computer HAL 9000, pronosticava tutto nell’ormai lontano 1968. E persino certa musica sperimentale come quella di John Cage deve qualcosa (che Ferrari spiega) alle ricerche di quel secolo illuminato.