Nessun bersaglio centrato. Non si è raggiunto il quorum. E non si è nemmeno superato i 12 milioni e 300mila voti ottenuti dal centrodestra alle elezioni politiche, asticella che lo stesso Pd aveva incautamente fissato per parlare di vittoria. Il tentativo, in corsa, di valorizzare i 14 milioni di italiani che, comunque, sono andati a votare, tesi rilanciata a batteria da tutti i fedelissimi di Schlein, sembra la scusa di uno studente in difetto.

La sconfitta c’è tutta. Ed è la prima volta che, nel Pd, la segretaria viene esplicitamente chiamata in causa. L’errore che le si imputa è aver puntato su una scommessa, i referendum su jobs act e cittadinanza, che era ampiamente prevedibile sarebbe stata persa. E infatti è andata così. Il quorum non è stato raggiunto. Non basta sottolineare, come ha fatto Elly Schlein, che la destra «ha fatto una vera e propria campagna di boicottaggio politico e mediatico» e comunque «di questo voto ha ben poco da festeggiare» perché «per questi referendum hanno votato più elettori di quelli che hanno votato la destra mandando Meloni al governo nel 2022». La trovata comunicativa non convince innanzitutto tanti dirigenti del Pd che, quando ancora i dati non erano definitivi ma la direzione era chiara, cominciano a tirare le fila di questa battaglia persa.