«È andata alla grande. Era tanto che non vedevamo una piazza così». Quando scende dal palco, Elly Schlein sfoggia il sorriso di chi sa di aver fatto centro. San Giovanni, almeno al colpo d’occhio, è piena. E pazienza se la questura si limita a confermare le stime – prudenti – di 50mila partecipanti: «Siamo trecentomila», gridano gli organizzatori della manifestazione convocata da Pd, M5S e Avs nella scenografia storica delle grandi occasioni della sinistra per dire stop al massacro a Gaza e lanciare a Giorgia Meloni l’accusa di «complicità» col governo di Netanyahu. «Questa è l’Italia che non tace», arringa la folla la segretaria dem, prima che la tromba di Paolo Fresu intoni “Bella ciao”. «Siete la piazza dell’umanità», rilanciano Conte, Bonelli e Fratoianni: «La risposta che dobbiamo al governo e a chi muore nella Striscia».
Il corteo parte da piazza Vittorio, in testa i leader. Che prendono la parola in rigoroso ordine alfabetico. E tra le bandiere arcobaleno e palestinesi risuonano le accuse a Israele di «genocidio», «sterminio», «punizione collettiva». Non c’è accordo, sui termini: per l’ala dura dei pro-Pal, compresi buona parte di oratori e ospiti come Rula Jebreal, quello in corso a Gaza è un «genocidio», e «riconoscerlo – affonda la giornalista di origine palestinese – è l’unico modo per fermarlo». Schlein invece parla di «pulizia etnica, come dice l’Onu». E sta attenta, nel suo intervento, non solo a condannare Hamas ma anche a precisare che «la nostra durissima critica ai crimini di Netanyahu non è antisemitismo». Quello, avverte con una stoccata a Fratelli d’Italia, «continueremo a contrastarlo, non come in qualche organizzazione giovanile di un partito di governo».











