«Ma dov’è Conte?». «Quando arriva?». Sotto il sole a picco delle due del pomeriggio, un grammo d’ombra nemmeno a pagarlo, tre dei quattro leader di giornata sono lì, schierati dietro allo striscione «Gaza Stop al massacro – Basta complicità». Accaldati e sorridenti, uno accanto all’altro alla testa del corteo, la segretaria del Pd Elly Schlein e i leader di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, con bandierina di Palestina sulla t-shirt; ma ancora non si parte perché manca lui, manca il capo del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte, anche oggi è in ritardo: è sicuramente un caso, ma insomma sembra pure simbolico questo tardare a completare la foto di famiglia proprio del più refrattario al campo largo che oggi si compone almeno in questa piazza comune per Gaza.

L’ANALISI

Quella che chiede la pace a Gaza è una piazza che dà speranza

Un corteo che è condiviso nei colori e nelle bandiere – del Movimento come del Pd, dell’Alleanza Verdi-sinistra e, tantissime, della pace –, unito negli slogan «Palestina libera», negli applausi bipartisan a ogni leader, quando alla fine, in rigoroso ordine alfabetico, saliranno sul palco. Un serpentone composto e ordinato: a sera possono tirare un sospiro di sollievo gli organizzatori che, nei giorni scorsi, garantivano «ci faremo carico di evitare le strumentalizzazioni», ma in cuor loro temevano il rischio di un coro fuori posto, un cartello violento, o peggio una bandiera israeliana bruciata. E invece va tutto bene: «Questa è l’Italia che non tace, è l’Italia che vogliamo», esulta Schlein mentre marcia verso piazza San Giovanni: a proposito di simboli, la piazza della sinistra per antonomasia, almeno di quella che fu, dolente e oceanica ai funerali di Berlinguer, perché poi in tempi recenti l’hanno riempita i Cinque stelle prima maniera – versione antipolitica: non ci alleiamo con nessuno, fanno tutti schifo – e pure il centrodestra. Quale piazza migliore per tentare di ricomporla, questa opposizione slabbrata e titubante? Quale occasione più azzeccata di una battaglia veramente condivisa: si capisce dalle dichiarazioni, dagli interventi, e d’altra parte si partiva da una mozione parlamentare unitaria, «sono le battaglie che si fanno insieme a creare un’idea alternativa di Paese», chiosa alla fine il leader Cinque stelle, «quando abbiamo un obiettivo comune concreto, un’idea, un progetto, non ci siamo mai sottratti», chiarisce a chi interpreta la segretaria del Pd come «testardamente unitaria», sempre e comunque, e lui al contrario spesso incerto sul percorso comune.