Alla fine, sul palco di San Giovanni, Paolo Fresu suona Bella Ciao con la sua tromba d’oro. Allunga apposta però l’ultima nota, fino a farla diventare cupissima, come l’urlo di una sirena d’aereo. Vicini a lui, stremati, ma felicissimi, ci sono i quattro organizzatori: la segretaria dem Elly Schlein, il presidente M5S Giuseppe Conte e i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Hanno preparato insieme, attentissimi ai toni, questo evento: «Gaza stop al massacro». Prove di campo largo: «Non è la prima volta, a noi piace mescolare le bandiere per una giusta causa — dice Conte — La Meloni la mandiamo a casa con idee forti, sono le battaglie che si fanno insieme a creare un’idea alternativa di Paese».

Qui, però, a differenza di venerdì a Milano con Calenda e Renzi, le bandiere sono solo palestinesi, come temeva alla vigilia l’Ucei. Solo il massmediologo Klaus Davi si presenta con una kippah arcobaleno e due bandiere: una della pace, l’altra con la stella azzurra di David. Due manifestanti gliela strappano via.