Il referendum? Un clamoroso flop per la sinistra: al voto il 30% degli aventi diritto, il quorum è un miraggio. E il quesito sulla cittadinanza facile incassa oltre il 34% di "no", il triplo rispetto agli altri quesiti. Una sconfitta a tutto tondo per il fronte progressista. Di seguito, vi proponiamo il commento di Daniele Capezzone su Libero di lunedì 9 giugno: le urne erano ancora aperte, ma era già tutto chiaro...

I nomi e i cognomi sono ben noti: Maurizio Landini, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi. Si tratta dei capi e sottocapi della sinistra che hanno sbagliato tutto lo sbagliabile, e si preparano a raccogliere nelle prossime ore una memorabile sconfitta referendaria.

1. Su cittadinanza e immigrazione, sono andati letteralmente contromano in autostrada. Gli italiani chiedono di stringere le maglie, e loro volevano allargarle, anzi slabbrarle. Un caso di follia politica. C’è da credere che non prendano un bus o una metro da qualche anno: non c’è altra spiegazione possibile.

2. Sul lavoro, hanno scelto un bersaglio ideologico, mostrando di non aver compreso nulla dell’andamento dell’economia reale italiana. Il lavoro c’è, i contratti a tempo indeterminato sono in aumento, i dati sull’occupazione sono i migliori da tempo immemorabile (il problema vero - ma da vent’anni - è semmai quello dei salari). E loro invece? Con gli occhi fissi sullo specchietto retrovisore, hanno convocato gli italiani per una crociata ideologica contro i residui normativi della stagione renziana.