Non decollano i referendum su lavoro e cittadinanza. Nel primo giorno di voto, l’affluenza sui cinque quesiti si ferma al 22,7%: meno della metà del 50% più uno necessario per rendere valida la consultazione, promossa (tra gli altri) dalla Cgil. Svettano Toscana ed Emilia, dove comunque non si supera il 30%, fanalino di coda Calabria e Trentino, con il 16%. Il quorum, seppur tecnicamente ancora possibile, è lontano. I seggi oggi resteranno aperti dalle 7 alle 15, orario in cui si voterà anche per i ballottaggi in 13 comuni tra cui Taranto e Matera. Poi, via allo spoglio.
Ci ha provato fino all’ultimo, il centrosinistra. Elly Schlein ha votato ieri mattina a Testaccio, nella Capitale. E lo stesso hanno fatto Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Riccardo Magi e Matteo Renzi, i leader che nelle scorse settimane hanno fatto campagna per dire «sì» o «no» all’abrogazione di alcune norme su Jobs act, licenziamenti nelle piccole imprese, appalti e per dimezzare i tempi di residenza necessari agli stranieri per richiedere la cittadinanza italiana.
Sergio Mattarella si presenta tessera elettorale alla mano nella sua Palermo a metà pomeriggio. A Milano vota, unico nel centrodestra, Maurizio Lupi («5 no convinti»). Mentre a sera, a sorpresa, al seggio del Torrino nella Capitale arriva Giorgia Meloni. La premier saluta gli scrutatori ma, come annunciato, non ritira le schede, per non spingere il quorum verso l’alto. Era attesa oggi alle urne, la leader di Fratelli d’Italia. Ma i numeri bassi della partecipazione inducono la timoniera di Palazzo Chigi ad anticipare di qualche ora: nessun rischio di invertire la rotta facendosi fotografare al seggio, sembra essere il ragionamento.










