Che cosa hanno in comune una racchetta, un pianoforte, una macchina fotografica, un microscopio, una penna? Dopo secoli di interpretazione cartesiana della tecnica (io, pensiero, ho l’idea e intaglio l’oggetto nella materia), abbiamo capito, studiando l’origine degli strumenti e la psico-fisiologia umana, che l’uomo non es-cogita (tira fuori dal cogito: pensiero) ma inventa, dal latino in-venire: «trova» (il leggendario «Eureka!» di Archimede significa «Ho trovato» in greco). Lo vediamo nella capacità dei bambini che «trovano» e «si trovano» negli oggetti quotidiani, un attitudine evidente anche negli adulti quando «giocano»: la racchetta, il pianoforte, la fotocamera, il microscopio, la penna sono come per un cieco il bastone, parte del corpo e quindi del cervello.
A che servo? | Ultimo banco, di Alessandro D'Avenia
Cosa succederà, a tutti noi - e specialmente ai nostri ragazzi - quando l'Intelligenza artificiale sarà un oggetto con cui dialogheremo? Alessandro D'Avenia








