Se scrivete per mestiere, se insegnate all’università, se siete traduttori o se lavorate nella musica non dovete essere preoccupati, davanti all’avanzata dell’intelligenza artificiale (AI): dovete essere terrorizzati. Rischiate — rischiamo — di finire come i maniscalchi o i linotipisti anni fa: alfieri orgogliosi di un’industria al tramonto.

Viaggiavo in compagnia di Alex Trebo, pianista, e Simona Bondanza, cantante. Lei è di Genova, lui lavora a Berlino. Ci conosciamo da anni. Sulle curve del Passo Gardena, lui mi dice: scegli un soggetto e un genere musicale, in venti secondi prepariamo una canzone. Nonno professionale quale sono, rispondo: una canzone su Agata e le sue amiche Anna, Camilla e Giulia. Lei tre anni, loro più grandi. Una gioca a basket, un’altra danza. Passano un pomeriggio insieme a Corvara, e si divertono.