Il collegamento tra la recente riflessione di Andrea Pignataro “The Wrong Apocalypse” e il concetto psicoanalitico di “Interpsichico” offre una prospettiva affascinante e inquietante sul futuro delle organizzazioni.
Dal mio punto di vista, cioè quello dello psicoanalista, Pignataro sembra ipotizzare l'esistenza di un "Interpsichico istituzionale": quella zona di risonanza e di congiunzione, non scritta e per ora assolutamente umana, che permette a un'azienda o a uno studio professionale di funzionare come un corpo unico, con suoi canali comunicativi interni specifici, con suoi presupposti organizzativi ed emotivi almeno in parte impliciti e profondamente strutturati, e con una sorta di idioma relazionale (non solo linguistico!) comprensibile, anzi intuibile, “digeribile” e ben vivibile al suo interno, aldilà dei dati e dei contenuti trasmessi.
Ebbene: credo sia realistico riconoscere come l'IA stia potenzialmente per "prendere in appalto" non solo il lavoro, ma l'anima relazionale delle istituzioni al loro interno.
L'Interpsichico Istituzionale: una "grammatica" del sentire comune
In termini psicoanalitici, l'Interpsichico è lo spazio in cui due menti si sintonizzano oltre le parole, anzi, tra le parole e talvolta prima delle parole. In quella dimensione, i processi di interscambio dei contenuti e le funzioni condivise si svolgono attraverso canali naturali aperti e ben lubrificati, equivalenti delle vie di scambio fisiologiche tra gli umani. Pignataro descrive qualcosa di molto simile quando parla della "grammatica della vita organizzativa".






