Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, domani e lunedì si gioca una partita politicamente importante. Lei, ultrariformista del Pd, come voterà al referendum che vede il suo partito legato a doppio filo con la Cgil?

«Ho già votato qui a Bruxelles in modo convinto a favore sul quesito che riduce i tempi per il riconoscimento della cittadinanza e quello sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sugli altri tre non ho ritirato la scheda così come faranno tante altre amiche e amici del Pd. Servono altre scelte che non siano rivolte al passato». (qui la guida ai 5 quesiti)

I motivi di queste sue scelte?

«Il lavoro, checché ne dica Giorgia Meloni, vivrà tempi difficili. Servirà intervenire sul calo dei tassi di produzione e sui salari. E aumentare i fattori di conoscenza e innovazione nella produzione. Il rapporto Draghi non è un documento da incorniciare. Prevede scelte coraggiose. Aumentare la competitività significa innovare e riformare. Insomma, nessuno degli altri tre quesiti intercetta reali bisogni».

Il suo mantra è che questo referendum non deve essere l’abiura della stagione riformista dell’era Renzi. Tanti suoi compagni di partito hanno però cambiato radicalmente posizione sul Jobs act. Che cosa vuole dire loro?