I dati sono ancora parziali e le sezioni scrutinate poche centinaia rispetto alle 61.591 totali ma chi è andato a votare al referendum sui cinque quesiti su lavoro e cittadinanza ha votato prevalentemente sì alla richiesta di abrogazione delle leggi sul lavoro e cittadinanza. Ma c’è un dato che più di tutti spicca e riguarda la legge sulla cittadinanza dove oltre un votante su tre si è dichiarato per il ’no’.

I dati dei quesiti

I quesiti sul lavoro, quando le sezioni scrutinate sono intorno al 5%, hanno visto l’87,59% di sì sul reintegro dei licenziamenti illegittimi, l’85,85% di sì su licenziamenti e limite indennità, l’87% di sì sulla tutela dei contratti a termine e l’84,86% di sì su responsabilità infortuni sul lavoro. Più combattuto il match tra sì e no per quanto riguarda la modifica della legge sulla cittadinanza che ha visto il 60,83% di ’sì’ ma anche il 39,17% di ’no’.

Legge sulla cittadinanza

Il quesito referendario n.5 prevedeva il dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana. Le sezioni pervenute dall’Italia sono 19358 su 61591; mentre le sezioni pervenute dall’estero sono state 4 su 1863. Il numero di elettori di sesso maschile è stato di 22.246.208, mentre elettori di sesso femminile sono stati 23.751.733. Per un totale di 45.997.941 elettori in Italia e 5.303.436 elettori all’estero. Secondo gli ultimi dati più aggiornati il 35% degli elettori ha votato in favore del no, ovvero in favore di una non modifica della legge che prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana al termine dei 10 anni di residenza nel Paese.