DA VEDERE. E’ una riuscita miscellanea di azione, dramma, sentimento “L’amore che non muore” di Gilles Lellouche, titolo che in Francia ha sbancato i botteghini con 38 milioni di euro di incasso. Al centro del racconto c’è la vibrante storia d’amore che nasce in una cittadina portuale francese alla fine degli anni Settanta tra Jackie, ragazza che vive con il padre vedovo, e Clotaire, giovane sbandato che ha abbandonato la scuola. Un giorno le loro strade di divideranno per poi, dopo anni, ricongiungersi. Bravissimi gli attori (prima Mallory Wanecque e Malik Frikah, poi Adèle Exarchopoulos e François Civil), ottima la sceneggiatura della quotata Audrey Diwan (geniale l’idea del numero 457), travolgente la colonna sonora (Deep Purple, The Cure, Billy Idol), inebriante il ritmo dei 166 minuti su cui si dipana la storia.

DA EVITARE. Sulla base di quanto affermato da un truce Alessandro Gassman ad inizio film “A volte capita incontrare persone sbagliate, ora è toccato a te”, allo spettatore ogni tanto succede di vedere un film brutto ed è in questo caso è “Mani nude” di Mauro Mancini. Si tratta di un “Fight Club” all’italiana, anzi alla romana, e rispetto all’originale del maestro David Fincher è come paragonare un calciatore di serie C a Lamine Yamal del Barcellona. S’inizia con un giovane che in discoteca viene rapito, portato in una prigione, addestrato ai combattimenti clandestini nonostante una certa magrezza da uno spietato individuo che diventerà suo mentore. Il protagonista è l’emergente - chissà gli altri che non lo sono come recitano - Francesco Gheghi, nel sale anche in “Fuori!” ma in un ruolo secondario. Il film dura 124 minuti, percepiti 170.