DA VEDERE. Premiato per la miglior sceneggiatura alla Mostra di Venezia, il bellissimo film francese “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli descrive le vicissitudini di Paul, quarantenne separato con tre figli che abbandona il mestiere di fotografo per concentrarsi nell’attività di scrittore. La sua vita cambierà presto drasticamente: finirà i soldi, andrà a vivere in un monolocale, comincerà a lavorare come tassista, artigiano, lavavetri per guadagnare il necessario per vivere. La storia è vera, i dialoghi sono efficaci, la regia eccellente, il protagonista Bastien Bouillon strepitoso.

DA EVITARE. E’ un brutto film “La lezione”, ambizioso nuovo lavoro di Stefano Mordini presentato come thriller psicologico forse perchè sembra scritto da uno con disturbi mentali. Si narra di una giovane avvocata (la convincente Matilda De Angelis) e del suo intricato rapporto con un professore universitario (un modesto Stefano Accorsi, ruolo simile in “Le cose non dette”) che ha appena difeso da un’accusa di violenza sessuale, sullo sfondo un ex fidanzato che la perseguita. La storia è a dir poco improbabile, i dialoghi rivalutano i bislacchi testi di molte canzoni di Sanremo (“Ho un’agenzia di viaggi, per lui era una catarsi vedere quei posti letti nei libri”), gli attori secondari sono pronti per una fiction turca da vedere poi su Mediaset o per cambiare mestiere senza lasciare un vuoto incolmabile, Trieste viene ritratta in un modo che invita gli spettatori ad andare altrove. Dura 107 minuti, percepiti quasi il doppio.