Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 16:46

Durante un recente incontro con gli studenti in terra corleonese, ebbi a definire i mafiosi “un agglomerato di menti bacate”. Ebbene, ho anche aggiunto che sono uomini inutili che, nel gergo siciliano, significa uomini di scarso valore, ovvero senza onore e dignità.

Detto ciò, un uomo che definisco il principe degli “uomini inutili” è senza dubbio Giovanni Brusca, non già per l’attentato di Capaci, ma per aver pianificato in quel di Misilmeri – insieme a Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro – il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo. Il bambino fu sequestrato e tenuto prigioniero per 779 giorni, per poi essere ammazzato e sciolto nell’acido. Il ricordo che mi tormenta è che, mentre facevamo di tutto per rintracciare il piccolo Giuseppe, io e alcuni colleghi della Dia pedinavamo la moglie di Brusca mentre conduceva il figlio all’asilo. La nostra speranza era di intercettare Giovanni Brusca durante il tragitto. Contestualmente avevamo piazzato le cimici in casa della donna. Ma la frase che frequentemente rimbomba nella mia mente è quella di Giovanni Brusca, che telefona al carceriere e ordina l’uccisione di Giuseppe: “Ammazzati u canuzzu”. Uccidete il cagnolino.