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5 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 13:57
“Lo so, la prima reazione alla notizia della liberazione di Brusca è provare rabbia e indignazione. Vale per tutti, anche per me. Ma dobbiamo evitare reazioni di pancia e ragionare insieme. La legge per cui ora, dopo 25 anni di carcere e 4 di libertà vigilata, è considerato libero l’ha voluta Giovanni Falcone, ed è la legge che ci ha consentito di radere al suolo la cupola di Riina, Provenzano e Messina Denaro, che negli anni 80 e 90 ha insanguinato Palermo, la Sicilia, l’Italia”. Capisce i parenti delle vittime della strage di Capaci Pietro Grasso, già procuratore nazionale antimafia e presidente della Fondazione scintille di futuro, che hanno espresso delusione rispetto alla liberazione di Giovanni Brusca, ma allo stesso tempo ricorda che proprio grazie alla legge che gli ha permesso di uscire – caldeggiata dallo stesso Falcone – si è avviato un processo di collaborazione con la giustizia che ha portato a centinaia di altri arresti, disinnescando ulteriori tragedie.
“Grazie ai segreti confessati da Brusca infatti abbiamo potuto evitare altre stragi, incarcerare centinaia di mafiosi e condannarli a pene durissime e centinaia di ergastoli. Ripeto – ha aggiunto Grasso – quello che ho detto quattro anni fa: con Brusca lo Stato ha vinto tre volte: quando lo ha catturato, quando lo ha convinto a collaborare e ora che è un esempio per tutti gli altri mafiosi. L’unica strada per non morire in carcere come Riina, Provenzano e Messina Denaro – prosegue Grasso – è collaborare con la giustizia. Certo è che se mai dovesse commettere un qualsiasi tipo di reato non avrà alcuno sconto”. Poi evidenzia cosa veramente lo “preoccupa” e cioè il rischio “di concedere benefici a chi, come Graviano, non ha mai collaborato. Il modo in cui uno Stato onora le vittime – conclude Grasso – è contrastando la mafia e cercando di sconfiggerla con tutte le forze e con tutta la forza del diritto”.












