Ma quindi, tutto considerato, è una buona notizia il fatto che Giovanni Brusca sia libero come un fringuello? La mia risposta personale è un secco e convinto: no. Intendiamoci. L’orrido stragista Giovanni Brusca, il boia di Capaci, la belva che ha sulla coscienza non solo Giovanni Falcone e le altre vittime di quell’attentato, ma può vantare un curriculum criminale unico per ferocia e attitudine sanguinaria (fino allo scioglimento di un bimbo nell’acido), torna libero perché la legge lo consente. Purtroppo. Di più: come ieri ha correttamente ricordato la sorella del magistrato, quella legge fu voluta proprio da Giovanni Falcone, non da uno qualsiasi. Nella convinzione che la mafia potesse essere colpita grazie alle collaborazioni e alle rivelazioni dei pentiti, e che dei criminali - per convincersi a cooperare - dovessero ricevere benefici, sconti di pena, protezione per sé e per i propri familiari. Vero anche questo, purtroppo.
E ancora (non si può non constatarlo): è vero, e vale per Brusca come per altri, che i destinatari di quei benefici hanno compiuto rivelazioni utili, in qualche caso preziose, in primo luogo per lo smantellamento della vecchia cupola, per catturare altri criminali, per evitare altri orrori. Tutto vero, per carità. Ma resta il fatto che sapere libero quell’uomo dalle mani insanguinate è e resta un colpo al cuore, che ferisce il nostro sentimento di giustizia e di umanità. E ci sono anche tre ragioni molto precise – di testa e non di pancia – per dire basta.










