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5 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:36

La liberazione di Giovanni Brusca non è solo una eclatante – per quanto attesa – notizia di cronaca giudiziaria. È la riapertura di ferite mai rimarginate. È lo scontro tra memoria e sentimento collettivo e il diritto. È la durissima prova a cui siamo, tutti e tutte noi, sottoposti e sottoposte. Testimoniare che lo Stato, le sue leggi e il suo ordinamento, può essere anche più forte dell’istintivo desiderio di vendetta. Ma resta una verità scomoda, insopportabile per molti: il debito che Brusca ha con la Sicilia, e l’Italia tutta, non si può ripagare. Neppure con 500 ergastoli, uno per ogni chilo di tritolo fatto detonare a Capaci.

Chi sia Giovanni Brusca, oggi 64enne, non si può riassumere solo in una stringata biografia mafiosa. Brusca è una delle più insopportabili e crudeli incarnazioni del potere di Cosa Nostra. Non solo un mero esecutore della volontà omicida dei Corleonesi, ma un protagonista di primissimo piano della stagione delle stragi. Fu lui ad azionare il telecomando che fece esplodere il tritolo sotto l’autostrada A29, all’altezza di Capaci nel 1992. Sempre lui era nel commando che fece saltare l’autobomba usata per uccidere Rocco Chinnici. Una carriera criminale che vanta innumerevoli omicidi, e innumerevoli non è parola usata a caso, visto che lo stesso Brusca non ricorda il numero esatto: “più di cento, meno di duecento” per usare le sue parole.