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Ultimo aggiornamento: 18:26
di Rosamaria Fumarola
Il seguito che alcuni casi di cronaca nera godono nel nostro paese, anche quando esistono sentenze passate in giudicato e pronunciate “ogni altro ragionevole dubbio” è dovuto ad una componente di mistero fomentata spesso dai condannati e dai loro difensori. È un po’ quello che mutatis mutandis (mi si perdonerà l’accostamento forse un po’ irrispettoso) accade quando il fedifrago nega ad oltranza il proprio tradimento nei confronti della moglie, anche in presenza di evidenze che lo inchiodano alle proprie responsabilità. Costui sa bene infatti che professarsi innocente insinua comunque un dubbio in chi ascolta, il dubbio che ad essere accusato sia una persona incolpevole.
È proprio in questo gioco del rilancio della palla delle responsabilità nel campo avversario, attraverso un sapiente uso delle conseguenze psicologiche del dubbio, che si possono ottenere dei risultati interessanti, sia in caso di effettiva colpevolezza, che di estraneità ai fatti. Gli sviluppi giudiziari recenti dell’assassinio di Chiara Poggi bene lo testimoniano e con essi le vicende relative alla morte di Yara Gambirasio ed alla condanna di Bossetti, infondo aleggiano ancora nell’opinione pubblica con una tara, quella che ad essere stato condannato possa essere stato appunto un innocente.











