Fuori, unico film italiano in gara a Cannes, dal 22 magiio nei cinema, è un sottile equilibrio tra l’esterno e l’interno: dentro e fuori di sé, dentro e fuori dalla società, dentro e fuori dalla prigione. Mario Martone sa manovrare queste sottili pareti con estrema abilità e così la sua attrice protagonista, Valeria Golino, che interpreta Goliarda Sapienza.

Gli anni Ottanta

Siamo negli anni Ottanta e la scrittrice dell’Arte della gioia è costretta al carcere (per cinque giorni nella realtà) per aver rubato dei gioielli a casa di un’amica. Dentro viene accolta con sospetto, come una spia. Si vede dai vestiti che indossa, dal modo in cui si comporta che non è una abituata a finire in gattabuia. Viene sottoposta alla diffidenza e all’isolamento da parte delle altre detenute, ma quando, rispondendo alle aggressioni, dimostra la stoffa selvatica delle altre, viene accettata da quel mondo fatto di sentimenti estremi, ma genuini nel bene e nel male. Stringe amicizia soprattutto con Roberta (Matilda De Angelis) e Barbara (Elodie) e viene cooptata nei loro circoli bislacchi e generosi.

Fuori dalla prigione

Una volta fuori di prigione Goliarda si accorge di non avere futuro. Troppo “vecchia” per fare la cameriera o per essere assunta come addetta alle pulizie, troppo inesperta per fare qualsiasi altro tipo di lavoro, troppo compromessa per essere riabilitata dalla società bene di Roma di cui ha tradito aspettative e canoni. Si trova persa: l’unica persona che la fa felice e che le sta accanto è Roberta, anche lei uscita dal carcere e inadatta alla vita fuori. Cosa faccia e cosa abbia fatto Roberta per guadagnarsi la detenzione, Goliarda non l’ha mai chiesto. Forse è solo una delinquente comune, o forse molto altro.