“Quando sono con loro mi sento ancora dentro, ovvero mi sento libera”. Così Goliarda Sapienza esprimeva la più radicale delle sue contraddizioni che, nel paradosso della sua persona e del suo pensiero, erano perfettamente coerenti. Era il 1980 e la scrittrice, anarchica e anticonformista e che scriveva “per stronarsi”, era reduce da “dentro” la prigione per un furto di gioielli a un’amica. Qui aveva incontrato donne vitali, diversamente protagoniste delle loro imperfezioni, autentiche e vibranti. Quel breve periodo carcerario, da cui nacquero le opere L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio, rappresentò la sua rinascita come donna, come scrittrice e intellettuale.

È proprio a questa figura femminile italiana fondamentale della scrittura del ‘900 che Mario Martone dedica Fuori, l’emblematico e provocatorio titolo del suo undicesimo lungometraggio di finzione, unico concorrente al 78° Festival di Cannes. “Inizialmente volevo fare una biografia di Goliarda – spiega il regista napoletano – ma Ippolita (Di Majo, ndr) non riuscivamo a trovare il racconto e il tono giusti. Poi, mentre io facevo altro, Ippolita ha avuto l’idea di un soggetto: me l’ha mostrato e a quel punto mi sono sentito come liberato, avevamo trovato il film che cercavamo ma non riuscivamo a trovare”.