Il piatto (forte) è quello di sempre. Tra il presidente Cellino e i tribunali, sportivi o ordinari, c’è un’attrazione fatale. Inevitabile, per una vita «al Massimo», sempre in equilibrio sul cordolo, tra giri veloci e fuoripista. Davanti alla legge, i suoi avvocati lo hanno portato quasi sempre alla vittoria. Questo, però, è un caso inedito. Per lui (in viaggio ora verso Londra), per il suo club e anche per il calcio italiano. Domenica è esplosa una notizia choc che si è fatta largo con forza in una giornata ricca di eventi. Al centro c’era il Brescia, protagonista principale di una vicenda che coinvolge altre due società (Frosinone e Salernitana, fermate alla vigilia del play out) e un convitato di pietra chiamato Sampdoria, retrocesso sul campo, attorno al quale si mescolano chiacchiere e complotti - «A pensar male si fa peccato ma spezzo ci si azzecca» (cit.Giulio Andreotti) - di ogni tipo per le tempistiche anomale dopo le rassicurazioni recenti avute dal Brescia.
Caos Serie B, play out a metà giugno? La strategia di Cellino (che va a Londra): no al patteggiamento, giustizia ordinaria il piano B
Il Brescia rischia la C nei tribunali sportivi, ma non cerca accordi: si ritiene parte lesa. Il presidente torna a Londra e svela che l'imprenditore cui avrebbe ceduto il club (ora è tutto bloccato) era Andrea Radrizzani.














