«Siamo stati truffati, ora siamo in riunione con gli avvocati»: Massimo Cellino, via sms, fa sapere la sua versione e soprattutto spiega che la battaglia legale, l'ennesima, è già iniziata: giovedì 22 maggio si riunirà il Tribunale Federale Nazionale - la data è divenuta ufficiale poco fa - e lì, dopo aver sentito la difesa del Brescia, arriverà la prima sentenza reale sulla penalizzazione da infliggere alle rondinelle, che si ritengono vittime e non colpevoli e potrebbero anche mirare almeno a una penalizzazione di -2, se non venisse loro riconosciuta la ragione, per disputare i play out con la Salernitana. Più precisamente, il presidente sostiene di essere stato truffato da una società esterna alla quale il Brescia si sarebbe affidato per il versamento dei contributi attraverso la compravendita (legale) di crediti di imposta: ha pagato a questa società un milione e 400mila euro circa per essere a posto nella scadenza del 16 febbraio con i pagamenti Inps e Irpef: gli stipendi sono stati regolarmente pagati sia a febbraio sia ad aprile (dove avrebbero commesso lo stesso errore, ma in questo caso la penalizzazione sarebbe valida per il prossimo anno), il nodo è il lordo da pagare allo stato. Questo fu il motivo del litigio con l'ex dg Luigi Micheli, che si dimise e con cui ora Cellino è in causa.