Il calcio italiano nel gorgo delle truffe sui falsi crediti d’imposta. Il caso del Brescia, che rischia una penalizzazione di 4 punti e la retrocessione in Serie C per aver compensato i propri debiti con il Fisco e l’Inps attraverso crediti d’imposta acquistati da una società terza, rivelatisi nulli dopo le verifiche dell’agenzia dell’Entrate, potrebbe essere tutt’altro che isolato. Il Trapani ha già dichiarato lo scorso 18 maggio, la domenica in cui mediaticamente è venuta a galla la vicenda del Brescia, di aver acquistato crediti dalla stessa società terza. Come quella lombarda, la squadra siciliana che milita in Lega Pro ed è di proprietà di Valerio Antonini (patron anche del Trapani Shark impegnato nei play off della Serie A di basket) si è dichiarata vittima di un raggiro e pronta a sporgere querela.
Ma nel recente passato almeno due società di Serie C hanno fatto ricorso ai crediti d’imposta inesistenti per saldare le pendenze tributarie: Reggina e Taranto. In entrambi i casi, le difficoltà finanziarie in cui versavano le rispettive proprietà hanno poi portato al fallimento e alla scomparsa dei team dal calcio professionistico.
Il caso del Brescia
Il Brescia ha acquistato a febbraio 2025, con l’approssimarsi della scadenza federale del 16, crediti di imposta in ambito Iva per 2,4 milioni di euro, a fronte di un pagamento di circa 2 milioni da parte del club. Un’operazione gestita dal commercialista e dalla società terza titolare di tali crediti che avrebbe, sulla carta, fornito tutte le garanzie richieste dalle norme di riferimento. Sono stati così emessi i relativi modelli F24 per saldare con 1.439.676 euro i debiti fiscali e previdenziali di febbraio e con 445.485 euro quelli di aprile.













