Si può restare in forma concedendosi qualche «peccato di gola»? A quanto pare, sì. E lo dimostrerebbe la dieta 80/20, metodo che sta guadagnando popolarità grazie al suo approccio equilibrato e alla promessa di non richiedere sacrifici estremi. Il principio di base è semplice: l'80 per cento dei pasti settimanali dovrebbe essere composto da cibi nutrienti e salutari, mentre il restante 20 per cento può essere dedicato a «piaceri» come dolci, pizza o un bicchiere di vino. In altre parole, si privilegia un’alimentazione sana per la maggior parte della settimana, senza rinunciare ai piccoli sfizi. «L'ideale è cercare il giusto indice di equilibrio — afferma Iader Fabbri, biologo nutrizionista e divulgatore scientifico —. Anche concedersi qualcosa è molto importante per riuscire a mantenere il proprio benessere mentale e garantire la sostenibilità di questo regime sul lungo periodo».
Efficace perché non troppo restrittiva
A differenza di regimi alimentari che impongono divieti severi e calcoli minuziosi, infatti, la dieta 80/20 permette una maggiore flessibilità, riducendo il rischio di frustrazione e abbuffate emotive: «L’80/20 può essere la regola del buon senso, quella dei nostri nonni — prosegue Fabbri —. Può rappresentare in linea di massima un approccio corretto, perché credo che oggi la nutrizione si debba trasformare in psiconutrizione». Tuttavia, l’esperto sottolinea anche un dettaglio fondamentale: «Tutti noi sappiamo come va a finire quel 20 per cento di pasti liberi, ma bisogna capire bene cosa significhi quell'80 per cento. È un po' come il digiuno intermittente fatto da una persona che non mangia bene: all'inizio può portare risultati, ma se si mangia in maniera sbilanciata a lungo termine non si ottiene nulla».







