Cannes – Lo sguardo socchiuso e sornione di Benicio Del Toro brilla di eccitazione. «Wes Anderson m’ha fatto un gran regalo», il ruolo di Zsa-Zsa Korda eccentrico magnate dai loschi traffici al centro di La trama fenicia, stiloso girotondo in gara a Cannes e in sala con Universal il 28. La Croisette ha segnato momenti importanti per la carriera del divo di origine portoricana, tra cui il Prix da migliore attore per aver incarnato il suo mito, Che Guevara, nel 2008. Oggi, 58 anni, nella conversazione c’è molta leggerezza in più.
Ricordi a Cannes?
«Ogni volta qui è stata potente. La prima trent’anni fa, I soliti sospetti. Non era in concorso, ma fu davvero intenso, tipo: “Wow, guarda questo mondo di film”. Non solo americani ma da tutto il mondo. Dicono che in Francia ci siano due sport, il calcio e il cinema. A Cannes senti che è così. E poi sono tornato con Paura e delirio a Las Vegas ma il ricordo più forte è per il Che, con mio padre nella sala del Grand théâtre Lumière. Quando ho deciso di fare l’attore, lui non era proprio a favore ma quella volta eccolo lì, a guardare con gli occhi lucidi la sala piena che applaude».
Essere nel mondo di Anderson?
«Straordinario. I film di Wes sono un’esperienza unica, sono fatti a mano. Niente effetti speciali, è un cinema che puoi ancora toccare».















