Uscito senza premi da Cannes, e invece ne meritava!, La trama fenicia è firmato da un Wes Anderson che finalmente ritrova l'emozionale centro motore dei primi film. Senza contare che la sua divertente, deliziosa fantasia vintage ha più di un richiamo all'attualità: a partire dalla figura del protagonista, il tycoon balcanico Zsa Zsa Korda (un fantastico Benicio del Toro), perfetta espressione dello sfrontato capitalismo senza frontiere del mondo globale. Audace, profittatore, egocentrico, schiavista, Zsa zsa ha deciso di designare erede l'unica figlia femmina che di lui è l'opposto. In procinto di farsi suora, a suo modo devota e convinta che Zsa le abbia ucciso la madre, Liesl (la brava Mia Threapleton, figlia di Kate Winslet) accetta purtuttavia di seguire il riprovevole genitore nei suoi loschi giri di affari. Cosicché eccoli, padre, figlia e un segretario (lo zelante Michael Cena che forse non è l' entomologo per cui si spaccia) viaggiare nella cornice Anni 50 di un immaginario Medio Oriente in cerca di fondi per finanziare un assurdo progetto, il tutto uscendo miracolosamente vivi da una serie di attentati orditi da nemici nell'ombra.
Musica di Alexandre Desplat con l'apporto dello Stravinsky di Apollon Musagete, pittorica fotografia di Bruno Delbonnel, costumi della Canonero, godibili camei di divi da Tom Hanks a Scarlet Johansson, il film corre sul filo di un rapporto padre/figlia che poco a poco si colora di tenerezza. Disarmato dalla forza di spirito di Liesl, il cinico Zsa Zsa si addolcisce e in un gioco di mutuo scambio che non necessita spiegazioni, i due approdano a un'imprevedibile svolta di vita. Vero che Anderson si è detto ispirato da motivi personali (la propria paternità, la scomparsa dell'amato suocero libanese), ma non è forse nell'aria dei tempi l'idea di una fede come possibile contraltare ai mali del mondo? —









