Dice Wes Anderson che l'idea per 'La trama fenicia', suo dodicesimo lungometraggio presentato dieci giorni fa a Cannes e da ieri al cinema, gli è venuta proprio sulla Croisette, nel 2021.
"Presentavo 'The French Dispatch' - ricorda il regista in conferenza stampa - Mi sono ritrovato a osservare Benicio (Del Toro, nel cast): era in piedi, fermo nel suo smoking.
Ha dato corpo a un'immagine su cui rimuginavo da tempo: un magnate europeo, del tipo che potrebbe apparire in un film di Antonioni. Nella mia visione, soffriva per un qualche dolore fisico; un uomo che non si riesce a uccidere e che porta un orologio molto costoso".
Senza saperlo, l'attore di 'I soliti sospetti', 'Paura e delirio a Las Vegas' o 'Traffic', era stato ingaggiato ancor prima che esistesse una sceneggiatura, stesa poi da Anderson e dal suo collaboratore di lunga data Roman Coppola. 'La trama fenicia' segna il ritorno alle famiglie bizzarre e disfunzionali tipiche del regista e racconta la storia di un miliardario in stile Onassis, Anatole "Zsa-zsa" Korda, che è appena sopravvissuto al sesto incidente aereo e cerca di riavvicinarsi alla figlia, diventata suora.
"Abbiamo parlato a lungo della storia, del personaggio. Ma molto viene dalla scrittura di Wes, così stratificata, piena di contraddizioni che la rendono 'appetitosa' per un attore che vuole portarla in vita. Certe volte devi inventarti la storia del personaggio che interpreti per dargli credibilità. Con Wes è tutto nella pagina, è tutto lì", riflette l'attore 58enne di origini portoricane.






