Juliette Binoche, sorridente e rilassata, va a cercare tra gli ospiti della Plage du Majestic, dove si è svolto il cocktail con i vincitori del palmares di Cannes, il regista iraniano Jafar Panahi per abbracciarlo.
È la fotografia che chiude il 78/o festival: la presidente di giuria che si è battuta molto per la Palma d'oro A Simple Accident si stringe all'eroe della serata, il regista la cui storia di resistenza dissidente al regime iraniano ha emozionato e coinvolto per un film sul desiderio di vendetta di alcuni iraniani contro il loro torturatore.
Il verdetto di ieri sera non era così scontato, c'era una rosa di film più che degni e l'ordine del palmares è cambiato di continuo, e infatti le discussioni sono andate avanti oltre il time limit e alle 15 ancora non erano nero su bianco, cosa che ha messo molto in difficoltà il protocollo per richiamare registi e attori dai luoghi sparsi in cui si trovavano. Senza contare i disagi del blackout con panico organizzativo conseguente.
Il cocktail di chiusura è stato una celebrazione della comunità dei cineasti, quello stesso concetto identitario del linguaggio universale del cinema pur nelle diverse culture che molti hanno sottolineato alla cerimonia e ribadito ieri sera, primo fra tutti il galiziano Oliver Laxe, Prix du Jury per Sirat con Sergi Lopez padre in cerca della figlia scomparsa tra rave delle montagne del Marocco.














