Per aggiungere un posto a tavola, Benicio del Toro costruisce le sedie con le sue stesse mani: “Sono un falegname, amo intarsiare il legno”. Ed è proprio il suo talento creativo che lo ha portato a fare l’attore (pluripremiato) in una famiglia di avvocati
di Roberto Croci
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“Portoricano, per essere preciso”, puntualizza quando all’inizio di questa intervista lo definiamo l’attore latino più famoso al mondo. Perché Benicio Monserrate Rafael del Toro Sánchez (per tutti semplicemente Benicio del Toro) è uno dei pochi tra i suoi colleghi a poter sfoggiare in bacheca un premio Oscar preso a Hollywood, un Orso d’Argento riportato a casa da Berlino e una Palma d’Oro ricevuta a Cannes come miglior attore. Oltre a Bafta, Golden Globe e Screen Actors Guild. Tra pubbliche dichiarazioni, indiscrezioni e boatos, nel mondo del cinema gli aggettivi con cui BdT è conosciuto sono: intenso, magnetico, sensuale e intelligente. E ancora: caotico, invadente, solitario, irascibile. Contrasti, certo. Un ossimoro vivente, insomma, anche sul set. Proprio come quell’adorabile cialtrone, quel meraviglioso delinquente di Zsa-Zsa Korda che interpreta in La trama fenicia, l’ultimo film di Wes Anderson presentato un mese fa sulla Croisette. Tycoon dalle illecite fortune che tutti vogliono morto e che, prima di dar loro la soddisfazione di morire, cerca di ricucire i rapporti con l’unica figlia femmina, diventata suora, per nominarla sua unica erede.







