«Il Salone è privato, la missione è pubblica»: dopo giorni di ricostruzioni e retroscena Silvio Viale e Piero Crocenzi, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Associazione Torino, la città del libro che detiene il marchio del Salone, fanno chiarezza su retroscena e rumors che sono circolati sull’ipotesi di un maggiore coinvolgimento finanziario del ministero della Cultura (Mic) a cui aveva alluso, sollecitato dai giornalisti, il ministro Alessandro Giuli, e su un possibile ingresso del Mic nella governance. Viale mette dei paletti molto precisi: «Mi sembra che la questione — spiega — abbia preso una deriva sbagliata. Dal 2019 il Salone è privato, noi ci siamo accollati il rischio d’impresa, l’80% di quello che vedete arriva da economie private, stand, biglietterie, altri piccoli prodotti commerciali e partner con i quali sviluppiamo progetti in linea con il Salone. Detto questo, la manifestazione ha una missione culturale pubblica: siamo consci che il Salone è un bene di tutti e a questo cerchiamo di lavorare in ogni modo. Ci onoriamo di farlo con le istituzioni su basi progettuali. Lavoriamo con i nostri macro-partner che sono la Regione, la Città di Torino. Con il ministero abbiamo fatto 53 eventi dedicati alla promozione della lettura in questa edizione e lo facciamo da anni. Il modello che ci siamo dati è questo ed è molto chiaro».
«Salone privato, missione pubblica»
I vertici dell’istituzione: siamo grati al ministro, ma la cabina di regia non cambia. Lunedì 19 maggio la chiusura. Domenica 18 l’omaggio a Camilleri, il riconoscimento dedicato a Ernesto Ferrero, il ricordo di Ernesto Franco












