Non è solo una questione di governance. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli vuole contare di più nell’organizzazione del Salone del Libro. E i privati, proprietari del marchio, non chiudono totalmente la porta all’idea. Nell’incontro di mercoledì scorso a Roma, al quale hanno partecipato Regione, Comune, Circolo dei lettori, Fondazione per la Cultura, la direttrice Annalena Benini e l’Associazione Torino Città del Libro, il ministro ha iniziato con una premessa.
La “strigliata” del ministro
Nessun commento sul programma della prossima edizione, ma una “strigliata” sui rapporti istituzionali sì. A due mesi dall’inizio del Salone, infatti, nessuno da Torino avrebbe comunicato contenuti, ospiti, eventi, se non in questo incontro organizzato dal dicastero della Cultura stesso. E nemmeno la riconferma di Annalena Benini - i cui rapporti con Giuli sono ottimi - sarebbe passata per Roma. Da qui, la richiesta di “migliorare i rapporti istituzionali”, anche per poter mettere a servizio del Salone le proprie competenze. Nessun tentativo di ingerenza, ma neanche la voglia di essere “solo un bancomat”. D’altronde, dal governo ogni anno arrivano 250 mila euro.
Più fondi pubblici e ingresso del ministero








